La missione della Chiesa: Relazione di S. E. Mons. F. G. Brambilla all’Assemblea Sinodale del 24 novembre 2011
(Documento formato word)
LA PASTORALE DELLA CHIESA IN ITALIA:
DAI TRIA MUNERA AI “CINQUE AMBITI”?
Dove va la pastorale della Chiesa italiana?
La pubblicazione degli Orientamenti della Conferenza Episcopale Italiana dal titolo Educare alla vita buona del Vangelo ha introdotto in modo autorevole il tema dell’educazione come filo rosso dell’agire pastorale delle Chiese in Italia per il prossimo decennio. In particolare, nel n. 54 del capitolo V, dedicato alle “Indicazioni per la progettazione pastorale”, ha declinato i percorsi di vita buona mediante i “cinque ambiti” di Verona. Da più parti emerge la domanda sulla funzione dei cinque ambiti, insistentemente richiamata e praticata durante questi anni in diverse occasioni dalle singole Chiese e dagli interventi di molti Vescovi. La domanda si precisa nel modo seguente: nel pensare e nel programmare la missione della Chiesa bisogna operare un passaggio dai tria munera ai “cinque ambiti”? Occorre dire sin dall’inizio che questi schemi sono un modo per pensare l’azione della Chiesa e la sua figura storica, in riferimento alla assoluta singolarità della missione di Cristo e alla sua necessità di darsi storicamente nel tempo mediante l’azione dello Spirito. La Chiesa è recettiva rispetto alla missione di Cristo, deve continuamente “dire” Gesù e far “accedere” gli uomini a Lui. Il suo agire è “ministeriale”, cioè è totalmente relativo a Gesù, ma ciò può avvenire solo nella forma di una “testimonianza”, che è il prodigioso incontro tra la grazia dello Spirito e l’azione ecclesiale. Le due grandezze – il dono dello Spirito e il discernimento storico della Chiesa – crescono insieme: quanto più si ascolta lo Spirito tanto più la Chiesa è capace di leggere il proprio tempo e di discernerne i segni.
Per questo la domanda sul passaggio dai tria munera ai “cinque ambiti” va precisata, per non cadere nella moda di cambiare gli schemi senza modificare veramente il nostro approccio alla cosa. È in gioco nientemeno che l’efficacia dell’agire pastorale della Chiesa, che si misura però nella sua capacità di ascoltare lo Spirito e di scegliere come convertire il suo cuore e i suoi gesti all’azione graziosa di Colui che rende presente Gesù oggi. Per rispondere alla domanda richiamerò brevemente il significato dell’articolazione nei cinque ambiti. È opportuno ascoltare come da una voce autorevole veniva proposto – ancora a caldo, ma con lucida chiarezza – il senso del Convegno ecclesiale del 2006. La relazione conclusiva del cardinale Ruini suggeriva una singolare lettura del guadagno ottenuto così: «Per parte mia vorrei solo confermare che il nostro Convegno, con la sua articolazione in cinque ambiti di esercizio della testimonianza, ognuno dei quali assai rilevante nell’esperienza umana e tutti insieme confluenti nell’unità della persona e della sua coscienza, ci ha offerto un’impostazione della vita e della pastorale della Chiesa particolarmente favorevole al lavoro educativo e formativo. Si tratta di un notevole passo in avanti rispetto all’impostazione prevalente ancora al Convegno di Palermo, che a sua volta puntava sull’unità della pastorale ma era meno in grado di ricondurla all’unità della persona perché si concentrava solo sul legame, pur giusto e prezioso, tra i tre compiti o uffici della Chiesa: l’annunzio e l’insegnamento della parola di Dio, la preghiera e la liturgia, la testimonianza della carità» (Discorso di chiusura; corsivi miei)